Il cuscino della suocera è una pianta grassa, più precisamente una cactacea. Il suo nome corretto è Echinocatuss grusonii.
Che cosa ci fa in un blog che tratta bonsai? Dal momento che mi piace bonsaizzare ogni pianta, ti stai chiedendo se pretendo di trasformare un cactus in bonsai? Fortunatamente il mio livello di pazzia non è ancora giunto a questi livelli. Ho scelto di parlarne perché, per quanto diversa da tutto quello che coltivo per ottenere bonsai, il cuscino della suocera ha esercitato, da subito, un fascino particolare su di me.

Partiamo dall’inizio. Una ventina di anni fa frequentavo un forum che si occupava prevalentemente di giardinaggio. Era suddiviso in diverse sezioni, tra cui quella sui bonsai, che, ovviamente, era quella che seguivo con maggiore interesse. Mi piaceva, in ogni caso, spaziare tra i vari argomenti. Mi attraeva sfogliare i post sulle piante grasse. Alcune fotografie riguardanti la fioritura di succulente e cactacee erano, a dir poco, spettacolari.
Contagiato da tanta bellezza, fu breve il passo che mi portò ad acquistare alcune minuscole piante grasse. Ai tempi si trovavano nei supermercati, in vasetti da cinque centimetri di diametro, a soli cinquanta centesimi. Grazie al costo ridotto e alle esigue dimensioni, fu semplice procurarmene una ventina. Mentre le altre piante che coltivavo sviluppavano rami e foglie nel giro di pochi mesi, le piccole grasse sembravano di plastica. Nel migliore dei casi non notavo crescita; nel peggiore, mi trovavo a doverne eliminare qualcuna che ingialliva e si accartocciava su se stessa. A poco a poco, la mia collezione risultò decimata.
Il messaggio che mi arrivava era chiaro: non sei portato per le piante grasse! Poi… il colpo di fulmine. Mi recai da un cliente. Appena varcato l’ingresso si presentarono, davanti a me, due spettacolari globi di circa cinquanta centimetri di diametro. Il verde del cactus era intenso; le spine gialle, lunghe e robuste, parevano intrecciarsi tra loro, promettendo ferocia. Quei due magnifici esemplari di cuscino della suocera, emanavano vecchiaia e potenza, gli stessi ingredienti che ispirano l’arte del bonsai.
Con passare degli anni, ho compiuto lievi progressi nella coltivazione di cactus e succulente (come la mai portulacaria). Qualche piantina sta sopravvivendo ai miei involontari maltrattamenti da diverse stagioni e mi regala anche qualche fiorellino. Si tratta di piante ottenute per caso, qualcuna regalatami, qualcuna ottenuta da talea. Nessuno mi toglie dalla testa che il mio massimo livello di soddisfazione sarebbe riuscire a crescere un “cucciolo” di cuscino della suocera fino a portarlo alle dimensioni di un cocomero, come quei due esemplari di venti anni fa. Quasi un…cactus da zero, per tornare in tema col blog.

Eccolo! Da qualche giorno l’occasione mi si è presentata: grazie al dono del mio amico Franco (quello di cavallo pazzo). Inizia la storia del mio primo cuscino della suocera, il mio primo echinocatus grusonii brevispinus. Per ora è così: potenzialmente feroce, ma ancora tenero e fragile ai miei occhi. E’ il cactus che desideravo, il dono prezioso di una amicizia ancora più preziosa.