L’Acer Buergerianum o acero tridente è l’ultimo arrivo nella mia modesta, ma personalmente preziosa, collezione.
Originario della Cina, si è diffuso, soprattutto tra i bonsaisti, in tutto il mondo, Italia compresa. Il nome volgare deriva dalla forma delle foglie trilobate; in Giappone, per lo stesso motivo, è chiamato “kaede” che significa letteralmente “mano di rospo”. E’ molto apprezzato, in ambito bonsaistico, per diversi fattori, alcuni dei quali sono stati decisivi nella scelta di acquistarlo: dal punto di vista agronomico, l’acer buergerianum è tendenzialmente più robusto e vigoroso di altri tipi di aceri; dal punto di vista estetico, pur essendo meno “pregiato” di altre varietà giapponesi, affascina per la tonalità grigiastra del tronco e per la colorazione delle foglie, che, dal verde estivo, virano verso l’arancio ed il rosso in autunno.

Gli aceri sono probabilmente la mia essenza preferita. Dopo la mia “sfortunata” esperienza col primo acero palmato, di parecchi anni fa, il desiderio di conoscere il tridente si è fatto strada da parecchi mesi. Era questione di tempo: prima o poi sarebbe arrivato. Finalmente l’occasione si è presentata ed ora sono molto lieto di poterlo accogliere, assieme alle altre mie piante. Avrei potuto comperare le samare (i semi) di Acer Buergerianum; tuttavia, questa volta ho preferito avvicinarmi a quest’essenza, partendo da una piantina che, indicativamente, potrebbe avere 4 o 5 anni d’età.

Lo scopo è quello di creare un bonsai di medie dimensioni.
Desidero una pianta che esprima forza. Per questo motivo, il primo step è stato quello di praticare un falso rinvaso, ovvero posizionare l’acero in un contenitore di dimensioni maggiori rispetto a quello in cui è stato coltivato, lasciando le radici quasi intatte.

Se il tridente fosse arrivato due mesi fa, probabilmente avrei accorciato di parecchio il pane radicale: prima che aprisse i germogli sarebbe stata un’operazione più sicura. Ho scelto un substrato molto drenante, di granulometria media, per far favorire lo scambio di ossigeno nel terreno.

Ora che il mio Acer Buergerianum ha trovato la sua collocazione, inizia il mio periodo di osservazione, conoscenza ed apprendimento. L’augurio, come al solito, è quello di poterne parlare in futuro per mostrarne i progressi.