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Ginko Biloba: un anno dopo

Il ginko biloba è la prima pianta che ho portato sul blog.

Un anno fa ho descritto come sono riuscito ad ottenere cinque piantine, partendo dai semi di ginko (vedi qui). Assistere alla nascita, quasi in diretta, e seguire la crescita nei primi mesi è stato davvero emozionante. Ogni volta che un seme germoglia regala sensazioni, che vanno dalla soddisfazione alla trepidazione per quello che succederà. Nel caso dei ginko, l’eccitazione è stata amplificata dal fatto che per me era una specie sconosciuta, a livello di coltivazione; i semi erano un dono prezioso che avevo ricevuto; il ginko ha un fascino particolare sia per il suo aspetto (la forma ed i colori delle foglie a ventaglio), sia per la sua storia.

Quali caratteristiche rendono il ginko così speciale? Le sue origini risalgono a 250 milioni di anni fa. Si tratta di un vero e proprio fossile vivente. Esisteva molto prima dei dinosauri; i suoi geni hanno continuato a trasmettersi superando le peggiori catastrofi naturali che il nostro pianeta ha dovuto sopportare. Resiste a temperature bassissime ed è in grado di difendersi dal caldo torrido e dalla siccità. Pare che sei esemplari siano scampati alla bomba atomica sganciata su Hiroshima e siano tutt’ora in vita. Questo mi fa sperare che i miei giovani esemplari possano sopravvivere anche alle mie maldestre cure.

Fossile di foglia di Ginko di 60 milioni di anni

In effetti, per ora, tutte e cinque le mie piantine sono ancora vive ed in salute. Quelle fatte crescere in un mix di pomice e terriccio si sono sviluppate più in fretta rispetto a quelle lasciate semplicemente nel terriccio universale. Non ho notato particolari differenze tra quelle esposte ai raggi diretti del sole e al vento rispetto a quelle tenute più riparate. Pare proprio che vogliano rispettare la loro fama di esseri estremamente resilienti.

Ginko coltivato in terriccio universale

Dalla loro nascita mi sono limitato ad annaffiare e concimare regolarmente. Si tratta di piante talmente giovani e piccine che non credo avrebbe senso pensare a potature, capitozzature o altro. Valuterò se provare a mettere il filo per dare movimento al tronco a qualcuna delle piante; se ne parlerà, comunque, dal tardo autunno in poi. Il ritmo di crescita è piuttosto lento, se paragonato ad altre specie che coltivo, come olmi o gelsi.

Ginko coltivato in 80% pomice e 20% T.U.

Il percorso verso il bonsai sarà lungo.

Clicca per leggere come è iniziata la storia delle mie piante di Ginko Biloba.

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