La pyracantha è una delle piantine che mi sta dando maggiore soddisfazione.
Il nome pyracantha deriva dall’unione di due parole greche: pyr (fuoco) e akantha (spina). Descrive in modo appropriato la sua natura di arbusto sempreverde, che presenta spine lunghe e affilate e si tinge di rosso, arancio o giallo, grazie all’abbondante produzione di bacche invernali. Viene utilizzata in tutta Italia come pianta ornamentale o nella costruzione di siepi, grazie alla sua adattabilità.
Proprio grazie ad una siepe di pyracantha vicino a casa, ho introdotto la prima piantina nella mia collezione di “esperimenti”, partendo da zero, o quasi. Era l’inizio del 2024. Prima ancora che la primavera bussasse alle porte, ho intravisto una giovanissima piantina nata spontaneamente nel giardino del mio condominio. Era facilmente riconoscibile, pur non arrivando alla ventina di centimetri, essendo l’unico stelo con foglioline verdi in mezzo ad uno strato di foglie secche e fradice di tiglio. Favorito dal terreno zuppo, sono riuscito a prelevarla conservando qualche barbiglio di radice.
Messa a dimora in un vasetto di plastica, riempito con pomice e terriccio in dosi equilibrate, l’ho lasciata in un angolo riparato dalle correnti d’aria e dalla luce diretta del sole per alcuni mesi. Nuove foglie e timide cacciate durante la bella stagione mi hanno dato conferma che aveva attecchito. La storia della mia pyracantha era iniziata.

Lo scorso anno, la piccola pyracantha, abituata gradatamente al sole diretto e concimata con regolarità, ha avuto un ottimo sviluppo. Ha allungato parecchio i rami e ha prodotto nuova vegetazione, cominciando ad inspessire il tronco. Per questo motivo, pochi giorni fa, ho deciso di controllare cosa fosse successo nella parte nascosta: l’apparato radicale.

Fantastico! Il vaso è pieno di radici.

Trattandosi di una piantina molto giovane, definibile “prebonsai” con molta generosità, ho l’esigenza di lasciarla irrobustire, aumentando il diametro del tronco e favorendo la formazione di nuovi rami. Serve un rinvaso, in un contenitore più ampio. Preparo il substrato, utilizzando la stessa miscela di due anni fa (se ha funzionato bene, perché modificare?). Riduco il pane radicale di circa il 25% e accorcio le cacciate più lunghe, per stimolare ramificazione arretrata. Due minuscoli tiranti per abbassare altrettanti rametti e la mia pyracantha è pronta per la nuova stagione.


Visto che ho impiegato poco tempo, e pare che le talee di pyracantha abbiano buona probabilità di riuscita, imbusto tre rametti derivanti dalla potatura, in pomice pura. Con un po’ di fortuna, potrei ottenere qualche piantina nuova.