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Kaki: delizia e dilemma

L’albero di kaki svetta, senza foglie, ma carico di frutti, davanti a me.

Nel cielo plumbeo autunnale, che preannuncia una notte rigida, il profilo della vetusta pianta si staglia maestoso, adornato da bocce che dal giallo virano verso l’arancione, quasi rosso. Un preludio agli addobbi natalizi. Rimango incantato e si accende la scintilla: perché non provarci col kaki?

Il sapore dolciastro del frutto del kaki mi è sempre piaciuto. Ho imparato, da ragazzo, ad eliminare il picciolo, scavare la parte centrale con un cucchiaino, riempirla con vodka o brandy ed infiammarlo. L’effetto scenico della fiammella che consuma l’alcool, facendolo somigliare ad una candela, era solo il preludio a quella che io e mio papà consideravamo un’autentica prelibatezza.

frutto

Alla passione per i frutti fa da contraltare la sfortunata esperienza con la pianta di kaki. Per due volte abbiamo inserito piantine di kaki acquistate in vivaio, nel nostro frutteto in campagna: entrambe le volte le abbiamo perse nel giro di qualche anno, prima ancora che potessero deliziarci il palato.

Torniamo così all’autunno scorso.

Torno a casa la sera e parte la mia ricerca di un seme di kaki, scegliendone uno da consumare a fine cena: non tutti i frutti li hanno. Nel giro di qualche giorno trovo il kaki fortunato. Contiene un bel seme che ripulisco dalla polpa, lascio asciugare e inserisco in un piccolo contenitore di plastica chiuso, avvolto in un panno di cotone leggermente umido.

seme di kaki

Lo lascio al caldo per circa tre settimane quando scopro che ha emesso una radice bianca, che sembra robusta. Scelgo di trasferirlo in un vasetto con terriccio, mantenendolo sempre a temperature prossime ai venti gradi, ben illuminato. La crescita iniziale è vigorosa: nel giro di pochi giorni lo stelo si allunga e sviluppa le prime vere foglie del kaki che andranno a sostituire i cotiledoni iniziali. Missione germinazione riuscita!

kaki di una settimana

Ne farò un bonsai? Proverò a ripiantarlo nel frutteto? Non lo so. Ho iniziato a documentarmi. Il kaki non è particolarmente adatto ad essere “bonsaizzato”: foglie grandi ed internodi lunghi rendono, a quanto pare, questa essenza complicata nella costruzione di un bonsai di dimensioni medio piccole. Sono più diffusi, in ambito bonsaistico i kaki cinesi, che producono frutti grandi come ciliegie. Anche l’opzione di farlo crescere perché produca frutti presenta inconvenienti. Ho letto che il kaki impiega una decina di anni a fruttificare, e potrebbe fornire frutti più piccoli rispetto a quello da cui si è prelevato il seme. Si può ovviare a questo problema innestandolo.

kaki a tre mesi dalla semina

Non avendo ancora le idee chiare, me lo “coccolo” per questa stagione e imparo a conoscerlo. Ne vale la pena perché mi è sufficiente osservarlo un attimo e il ricordo va al sorriso di mio papà mentre la fiammella si estingueva lentamente: il nostro kaki era pronto a donarci il sapore dell’amore famigliare.

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